Orchestra d’archi
Obiettivo sulla Classica
È ancora lui, è ancora la mente instancabile di Padre Francesco Ruffato a concepire l’idea di creare un’orchestra d’archi per il Centro Culturale Antonianum. In realtà in un primo tempo il fondatore del CCA riuscì a riunire alcuni dilettanti e professionisti con lo scopo di fare delle serate musicali “amichevoli”, senza alcun impegno ufficiale di sorta. Tra alti e bassi questi incontri andarono avanti per qualche tempo, ma l’iniziativa stava per cadere proprio perché mancava un “collante” che giustificasse gli incontri stessi e quindi offrisse a questi musicisti una ragione per trovarsi assieme e provare, preparando magari delle esibizioni pubbliche.
Mancava insomma un direttore come invece la corale dell’Antonianum aveva; e alla fine questo direttore si trovò e accettò la direzione del complesso: Franco Monego.
L’esordio concertistico avvenne nel dicembre del 1970 e il pubblico, abituato alle Messe cantate e ai concerti della Corale, mostrò subito un grande interesse per questa nuova iniziativa.
È la voce stessa del Maestro Monego che ci parla di questa orchestra, e richiama le tappe più salienti e significative della storia di un complesso formato con la più classica delle composizioni di un’orchestra d’archi: 6 primi violini, 6 secondi violini, 3 viole, 3 violoncelli e un contrabbasso. Monego ci ricorda che, con una simile formazione, è possibile sviluppare un ben determinato repertorio musicale (solo raramente hanno fatto la loro apparizione alcuni fiati): preferita è la musica del '6-700 con i suoi più grandi autori: Bach, Vivaldi, Telemann, Corelli, Boccherini… ma non mancano, nel repertorio, composizioni di autori moderni se non contemporanei: nei programmi dei concerti che si susseguirono negli anni, troviamo anche Grieg, Britten, Hindemit, Dionisi, personaggi più vicini alla più moderna cultura musicale. E non è mancata anche l’esecuzione di un concerto per pianoforte di Mozart con Monego nella doppia veste di direttore d’orchestra e pianista!
Naturalmente il primo nucleo dell’orchestra era molto ridotto, circa 10 strumentisti che in pochi mesi raddoppiarono di numero fino ad arrivare al complesso qui sopra descritto. Nel tempo, quindi, i programmi poterono essere ampliati e furono inseriti brani sempre più impegnativi. Il risultato fu una formula di concerti in abbonamento (la prima stagione fu il 1972-73), con la partecipazione anche di professionisti esterni scelti da Monego, che, assieme alle esibizioni dell’orchestra offrissero anche recital di solisti o di musica da camera con quartetti composti anche da membri della stessa orchestra.
Dopo le prime esibizioni nell’Auditorium di via Kolbe l’Orchestra si è ripetutamente esibita fuori dalla città di Milano, non solo in provincia ma anche in altre città della Lombardia. Sempre grande il successo di partecipazione di pubblico e gli stimoli e gli incoraggiamenti a continuare (e a migliorarsi).
Per l’inaugurazione dell’anno sociale 1974-75 ci fu l’idea di organizzare un grande concerto, da tenersi nella Chiesa dell’Immacolata e Sant’Antonio di viale Corsica, dedicandolo all’Anno Santo che si sarebbe svolto, appunto, nel 1975. “La musica è poesia, la poesia è bellezza, la bellezza è amore” fu ricordato nella presentazione. L’orchestra eseguì il programma con maestria e riscosse un clamoroso successo.

L’orchestra dell’Antonianum, ovviamente senza avere la pretesa di offrire prodotti musicale perfetti, ha proposto, con molto garbo, della buona musica, una proposta moderna, e ha raggiunto un pubblico che, essendo “periferico”, era escluso dalla possibilità di partecipare al mondo della musica a un prezzo popolare.
Interessante fu anche l’iniziativa di penetrare nel mondo studentesco attraverso concerti tenuti in varie scuole, perché si pensava che è soprattutto nei giovani che si dovesse infondere la convinzione che “questa” musica vive e offre un suo prezioso messaggio artistico e anche umano.
La partecipazione ai concerti è sempre stata costante e interessata e anche enti pubblici e altre organizzazioni culturali offrirono la loro collaborazione per organizzare nuovi eventi, sopra tutti il Comune di Milano che offrì il patrocinio dell’iniziativa “Concerti in abbonamento”.
Due testimonianze
Marco Bernardin
Ero studente di Fisica alla ricerca di una tesi di laurea e trovai in bacheca una proposta del professor Giovanni Melzi, allora direttore della facoltà di Matematica, per una tesi di informatica musicale. Andai a trovarlo nel suo studio e appena saputo che ero uno studente di violoncello, mi disse con entusiasmo che suonava nell’orchestra d’archi del Centro Culturale Antonianum e che avevano bisogno di un violoncellista. Così la sera stessa mi trovai nella sala di via Kolbe per le prove.
Ricordo quel periodo per la gioia con cui andavo in orchestra perché l’ambiente era accogliente e molto stimolante ed era davvero molto bello fare musica insieme. Si provava con grande serietà sotto la direzione del Maestro Franco Monego e il livello raggiunto era decisamente buono. Anche il pubblico apprezzava i nostri concerti che spaziavano dalla musica barocca alla musica del Novecento. La programmazione era varia e molto ben congeniata e comprendeva anche concerti di musica da camera.
Per me quella esperienza è stata molto importante per farmi scegliere la musica come professione. Ho avuto anche la fortuna di allacciare amicizie che sono vive tuttora. In particolare con Amos Mariani, con cui suono regolarmente da 25 anni, e Franco Monego, collega per molti anni al Conservatorio di Milano.
Voglio ricordare anche amici che non ci sono più e ai quali devo molto: Bianca Tavola, Giorgio Feige, Ernesto Bongiovanni. La riflessione che mi hanno suggerito questi ricordi è l’importanza di luoghi come il Centro Culturale dell’Antonianum che in uno spirito di gratuità avvicinano le persone fra di loro per ricercare attraverso la cultura e la musica il bello della vita e dello stare insieme con un progetto condiviso. Grazie, CCA!
Marco Bernardin, violoncellista
Amos Mariani
La scala per salire alla sala di prova. Ecco il ricordo ancora ben presente di quel periodo in cui incominciavo ad introdurmi nel mondo così variegato dalla musica “suonata” dal vivo.
Da una parte il “lavoro” (Orchestra Sinfonica RAI) dall’altro il gruppo di appassionati che si ritrovavano per fare “musica insieme” ad un buon livello e per il solo gusto e piacere di comunicare ad altri la bellezza dei brani per orchestra piccola, da camera.
Ecco il Centro Culturale Antonianum che ci ha ospitato per un lungo periodo, mettendoci a disposizione il luogo per le prove e per i concerti.
Qui ho conosciuto bravi musicisti, coi quali abbiamo percorso un lungo cammino insieme. Voglio ricordare Marco Bernardin, da allora, amico di sempre, violoncellista, insegnante al Conservatorio di Milano, ed insieme fisico; Franco Monego, direttore di coro ed insegnante al Conservatorio di Milano, direttore e fondatore del Coro Syntagma e della Orchestra Filomusica, e tanti altri, giovani e meno giovani, attirati dal poter suonare insieme e realizzare concerti veramente apprezzabili. E il nome del gruppo musicale era proprio “Orchestra d’Archi dell’Antonianum”. Un ricordo incancellabile e pieno di gratitudine.
Amos Mariani, violinista.

M. Bernardin (a sinistra) e A. Mariani.