Giovani talenti in concerto
Piccoli musicisti crescono
In campo musicale gli “uomini” del CCA hanno sempre avuto grandi idee che si sono tradotte in straordinarie esperienze artistiche, la corale, appunto, l’orchestra d’archi diretta da Franco Monego e l’orchestra jazz oltre all’esibizione, lungo diversi anni, di gruppi e di solisti sia nella musica strumentale che in quella cantata.
Abbiamo ricordato, parlando della corale dell’Antonianum, l’avvicendamento alla direzione tra Padre Francesco Ruffato ed Enzo Soncini. Ma, esauritesi queste esperienze a causa dell’indisponibilità dei locali per le prove e la chiusura dell’auditorium di via Kolbe al CCA, fu proprio Enzo Soncini a ideare una nuova formula che consentisse di continuare la grande tradizione musicale costantemente supportata dall’Antonianum sin dalla sua fondazione.
Quella dei “giovani talenti” è una sua intuizione che sboccia verso la fine degli anni ’90 e che Soncini comincia a costruire rivolgendosi alla professoressa Edda Ponti, sua conoscenza e affermata insegnante di pianoforte al Conservatorio di Milano.
Un’intuizione semplicissima, ma – e le edizioni susseguitesi fino al 2010 lo hanno confermato – di grande effetto: si trattava, cioè, di offrire una ribalta ai giovani allievi della professoressa Ponti e di altri insegnanti suoi colleghi, dando spazio al loro talento in una kermesse davanti a un pubblico folto e appassionato.
Una sorta di “battesimo” dunque, che desse ai giovani un’opportunità di esibirsi davanti a un pubblico e quindi imparare a governare la propria emozione nell’incontro con quel pubblico e, al tempo stesso, offrisse esibizioni di grande valenza artistica provenienti, questa volta, da attori pressoché sconosciuti, ma desiderosi di iniziare il proprio cammino di interpreti e di affermarsi (e ripetersi) con un repertorio vastissimo, spaziante dal pianoforte al violino, dall’arpa, al clarinetto, alla viola…
Giovani talenti, dunque e, manco a dirlo, il titolo di questa manifestazione fu suggerito da Padre Francesco Ruffato.
I lettori più attenti della storia del Centro Culturale Antonianum obietteranno che nel 1991 Padre Francesco aveva già lasciato Milano da vent’anni e si trovava a Mestre dove aveva fondato – lo abbiamo pure ricordato nel capitolo che riguarda la corale – la “Polifonica Benedetto Marcello”. Ma egli seguiva sempre con passione e attenzione gli avvenimenti milanesi, ed è sintomatico che, ancora una volta, sia stato lui a battezzare un’iniziativa in campo musicale.
Un’idea che trova la sua prima espressione a Milano nel 1991 con la prima di quelle che sarebbero state venti grandi edizioni, tenutasi al Teatro delle Erbe concesso in uso dalla Cariplo (Banca Intesa Sanpaolo ancora non esisteva) che ne era proprietaria, grazie all’interessamento del compianto Marcello Valfredi che ne era funzionario oltre che, naturalmente, consigliere del CCA.
Lo spirito che ha informato da allora e per vent’anni questa manifestazione si può riassumere in questa formula davvero insolita, che ha lanciato verso la notorietà un gran numero di ragazze e ragazzi che hanno avuto modo di offrire il loro virtuosismo a un pubblico presente sempre in gran numero, anzi, realizzante sempre il “tutto esaurito” nei luoghi scelti per l’esibizione; dopo il Teatro alle Erbe, il Ciak e, infine la bellissima Palazzina Liberty concessa dal Comune di Milano zona 4, forse l’ambiente più consono a questo tipo di manifestazione e che ancora oggi è sede di eventi musicali di grande richiamo.
Chi scrive ricorda alcune delle esibizioni dei giovani talenti alla Palazzina e ne ricorda la bellezza dell’ambiente, ma soprattutto le doti di acustica perfetta, come ricorda l’emozione soprattutto dei più giovani partecipanti al momento di esibirsi… Dietro questi ragazzi, a infondere coraggio e sicurezza c’era sempre lei, la professoressa Ponti.
Edda Ponti è stata l’anima di queste manifestazioni, ne ha curato l’organizzazione, ha preparato gli interpreti, ha dato loro motivazioni e supporto, ha svolto con grande passione il ruolo di coordinatrice e direttrice artistica in tutte le edizioni fino al 2010, quando, pensionatasi dal Conservatorio per raggiunti limiti di età, la manifestazione dei giovani talenti è terminata.
Non è compito di questa introduzione fare una lista dei brani che sono stati presentati nel corso dello svolgimento dei concerti dei Giovani Talenti, sarebbe un elenco troppo lungo per essere riportato, noi preferiamo lasciar parlare le immagini e far vedere ai lettori i volti di questi giovani che oggi sono donne e uomini adulti tutti affermati in campo musicale e che, pur con itinerari diversi, hanno continuato – e continuano – a svolgere la loro attività di concertisti e insegnanti con grande successo e nei luoghi più disparati d’Italia.
Dovremmo citare anche dei nomi, ne abbiamo scelti alcuni (senza voler fare torto a nessuno) tra cui Arianna Dotto oggi concertista e primo violino del Quartetto Lyskan, Elena Corni, prima Arpa al tetro alla Scala, Maria Perrotta, concertista internazionale vincitrice del concorso Bach di Saarbrucken, Mariangela Vacatello, vincitrice del concorso Busoni insegnante al Conservatorio di Parma, Daniele Parziani, violinista ma oggi dedito soprattutto alla direzione d’orchestra, Aska Carmen Saito, pianista affermata internazionalmente, e ancora Davide Cabassi vincitore del concorso pianistico Van Cliburn, Martina Lopez, violoncello nell’orchestra del Teatro alla Scala e tanti altri.
Resta l’orgoglio, per il Centro Culturale Antonianum, di avere ideato e poi organizzato un evento nuovo, interessante, diverso; l’orgoglio di avere offerto a questi giovani talenti un trampolino di lancio per il loro futuro nel mondo della musica. E l’orgoglio di avere a lungo portato la testimonianza di un costante impegno nel campo della cultura musicale nel solco di una tradizione feconda e generosa.
Intervista con Edda Ponti
Ripercorrendo la strada, lunga 20 edizioni, dei “Giovani Talenti in Concerto”, abbiamo chiesto alla Professoressa Edda Ponti, che, assieme a Enzo Soncini, direttore della Corale dell’Antonianum, è stata l’ispiratrice e animatrice di questa grande avventura musicale, di raccontarci un po’ di sé e della sua esperienza di collaborazione con il CCA.
D. L’idea di questa manifestazione, che veniva da Enzo Soncini, grazie a lei, professoressa Ponti, ha preso la forma di quelli che poi sono stati quei 20 e più anni di “Giovani Talenti”. Al di là di questa idea bellissima di lanciare dei ragazzi, mandarli sulla ribalta per cominciare a far vedere quello che sapevano fare, come avveniva la scelta dei giovani musicisti?
R. È un po’ difficile rispondere a questa domanda perché non è che io facessi una preparazione particolare: almeno per quanto riguarda i miei allievi, loro facevano gli studi normali e io sceglievo chi era ben preparato per potersi esibire in pubblico. Naturalmente, chiedevo anche ai colleghi in Conservatorio, insegnanti di altri strumenti, e loro penso che facessero la stessa cosa mia. Non è che preparassimo come si fa per un concorso con un programma fisso. Chi era pronto per esibirsi in pubblico in modo degno veniva scelto. La cosa è iniziata con il mio allievo Davide Cabassi: se Soncini non lo avesse sentito suonare a quel concerto con l’orchestra della Rai diretto da Del’man, forse non gli sarebbe mai venuto in mente di chiedermi di organizzare questi giovani talenti.
D. Come ha conosciuto Soncini?
R. Lui cantava nel coro della Rai, mio marito suonava nell’Orchestra della Rai, ma io non avevo rapporti con i suoi amici. La cosa nacque, lo ripeto, per questo concerto di Davide e fu lui a venire da me a propormi la sua idea.
D. Lei ricorda qualche reazione di questi ragazzi alla proposta, magari era la prima volta che si esibivano davanti a un pubblico…
R. La reazione, caso mai, era di chi non era scelto e ci rimaneva male, però non si poteva non scegliere fra tanti, soprattutto i tanti della mia classe!
D. Quanti allievi ha avuto?
R. Molto più di 100… Non tutti sono arrivati alla fine degli studi, sicuramente alcuni hanno interrotto a un certo punto degli studi, però… eh, ne ho avuti! Quando mi chiedono: “Ma lei non ha figli?”, io rispondo: più di cento! (ride) e loro mi ricordano ancora adesso, nonostante siano oramai undici anni che sono in pensione e certi ragazzi hanno adesso anche 60-65 anni, eppure si ricordano ancora!
D. E che ricordi ha dei giorni delle esecuzioni, qualche aneddoto, qualcosa di particolare, qualche titubanza di un allievo…
R. Direi di no, perché erano tutti pronti, non c’è mai stato un problema. C’erano però le madri che si lamentavano, invidie, gelosie, oppure per le particolari severità degli insegnanti. I padri meno, ma le madri…
D. E i ragazzi, tra di loro, nel giorno delle esecuzioni come si comportavano?
R. Molto bene, si incoraggiavano anche, se, magari, qualcuno era un po’ timoroso… Oltre a essere i miei figli, tra di loro erano fratelli! C’erano i compagni, coetanei o con uno due anni di differenza, altrettanto bravi, a volte c’erano, ecco, gelosie… ma, santo cielo, se mi chiedevano un certo allievo, non potevo mandarne un altro! E questo succedeva spesso, come negli anni successivi… se chiedevano Tizio… Caio un po’ si offendeva.
D. E quindi questi ragazzi, oltre i giovani talenti hanno suonato in parecchie altre occasioni…
R. Certo io, facevo fare moltissimi concorsi, concorsi proprio per ragazzi divisi in varie categorie d’età. E i miei allievi quasi sempre vincevano!
D. Nella scelta dei brani che faceva suonare ai suoi ragazzi, come si regolava?
R. Per la scelta dei brani dovevo anche adeguarmi alle qualità del ragazzo. Se dovevo presentarlo a un esame o a un concorso dove il programma era fisso dovevo adeguarmi a QUEL programma.
D. E parlando invece di musica da concerto: di questi ragazzi c’è anche chi è cresciuto e ha fatto concerti: quali autori?
R. Luca Buratto, per esempio, ha fatto anche Rachmaninov, il secondo e il terzo, credo, con l’Orchestra Verdi… Ma io li portavo fino al diploma, allora erano dieci anni. Il direttore Abbado parlando dei miei allievi diceva “la scuderia Ponti”, perché li allevavo sin da piccoli. Poi ero io stessa che dicevo: “Ragazzi, adesso, basta”! Anche perché li prendevo da piccoli e quasi tutti hanno fatto otto, dieci anni con me. E allora dicevo: “Ora dovete andare da chi, magari, ne sa più di me; o ne sa tanto quanto me, però ha un’altra scuola, perché come nell’arte c’è la scuola di Michelangelo e di altri, così è pure nella musica, quindi dovete andare da altri maestri per imparare altre cose, per sentire altre scuole.
D. Quindi il repertorio era molto vasto…
R. Vasto, vastissimo. Dei miei “vecchi” allievi ricordo che erano più orientati verso autori dell’800. Per esempio, Irene Veneziano è stata finalista su Chopin; Maria Perrotta ha vinto il premio Bach: ha suonato le Variazioni Goldberg che era incinta di nove mesi e fuori, c’era l’ambulanza pronta in caso fosse iniziato il travaglio… Repertorio moderno? Non molto. So però che Buratto fa qualcosa di moderno: c’è questo compositore inglese Thomas Adès di cui lui, tempo addietro, a un concorso aveva eseguito le Variazioni.
Io, a dire il vero, non l’avevo mai sentito nominare… Sempre citando Buratto: lui fa principalmente Schumann, ma sono programmi spesso molto difficili per il pubblico, invece Cabassi spazia moltissimo e i concerti li fa sempre con il tablet. Io una volta l’ho sgridato: “Perché? A memoria bisogna studiare!” e lui mi ha risposto: “Edda, non posso suonare a memoria il concerto di Dvorak oggi, il Quinto di Beethoven tra due settimane…” Un tempo, non molto tempo fa, un pianista girava due anni con uno o due programmi, per due anni… Oggi, un pianista cambia programma talmente in fretta, che non può memorizzare tutto.
Alcuni protagonisti delle edizioni
D. Lei prima ha dichiarato di avere più di 100 figli! Hanno dato qualcosa anche all’Antonianum perché sono venuti a suonare ai Giovani Talenti… E a lei, che cosa resta?
R. Diciamo che sono stati la mia fortuna. Primo: mi hanno mantenuta giovane, perché nonostante i miei 82 anni io mi vesto ancora da ragazzina, ma non perché voglia apparire ragazzina, no, è perché mi sento nell’anima ragazzina, perché io ho avuto una vita insieme ai ragazzi e ancora adesso vengono a trovarmi, sono sempre presenti e mi lasciano messaggi carini come questo “Bentornata mi re re la”… Nella notazione musicale, in Germania la E è il mi la D è il re… e quindi il mio nome, Edda è mi re re la. E questo me lo hanno dato quando sono tornata dopo l’infarto, e tutti venivano a trovarmi all’ospedale a portare fiori, e ancora oggi mi telefonano. Secondo: ancora mi ricordano, specialmente quelli che poi hanno continuato, però devo dire che, anche se non hanno continuato dal punto di vista concertistico, io ho solo un allievo (che però insegna) che non fa il musicista… tutti, il minimo che fanno è insegnare alla scuola media. Tantissimi insegnano in conservatorio. Una, Maria Grazia Petrali, è addirittura direttrice del Conservatorio di Piacenza. Hanno fatto tutti carriera, hanno avuto la buona volontà e la modestia di iniziare da poco.