Erano i primi anni sessanta quando “un piccolo giovane frate francescano”, come lui stesso si definisce, Padre Francesco Ruffato, dà vita al Centro Culturale Antonianum in quel clima di grande fervore,di grandi idee, di grandi speranze che erano gli anni del post Concilio, specialmente per il riconosciuto ruolo dei laici valorizzato dalla Costituzione Conciliare Lumen Gentium. Una delle prime attività a prendere vita è la biblioteca,assieme alla corale.“Cisco”come viene ancora oggi chiamato dagli amici, riesce a convincere i Frati Minori Conventuali di viale Corsica a mettere a disposizione di tutti il patrimonio di libri e riviste conservato in Convento. Da lì si parte, la dotazione aumenta sempre più grazie a donazioni e acquisti e ben presto diventa assai rispettabile. Grazie all’impegno di numerosi collaboratori, assolutamente volontari, sono allestiti un catalogo per autori e uno per argomenti e così in breve tempo prende vita un servizio prezioso per i parrocchiani,ma anche per i cittadini dell’allora zona 11 e della città, che va a integrare quello offerto dal Comune di Milano attraverso la rete delle Biblioteche Civiche. È possibile accedere al prestito a domicilio,come pure consultare i volumi in sede nei locali situati presso la parrocchia.
Inizia così una storia che prosegue ancora oggi e nel corso degli anni ha conosciuto luci e ombre. Il servizio, però, non è mai venuto meno, nonostante le difficoltà via via superate.
Vogliamo ricordare la direzione di Alfredo Cappelletti, che per parecchi anni ha gestito una fase di espansione dell’attività con iscritti e frequentatori sempre più in aumento e una dotazione di materiale sempre più incrementata da acquisti e donazioni.
Col tempo la materia narrativa ha preso sempre più il sopravvento ma non mancano importanti sezioni dedicate alla scienza, alla tecnologia e, naturalmente, a quelle più specificatamente religiose come le varie teologie, la patristica, la catechesi. Un prezioso contributo dà in quegli anni Maria Pia Beneggi, assiduamente presente nei turni quotidiani, indispensabile nel lavoro di base,di schedatura e catalogazione del patrimonio librario.Vogliamo ricordare i nomi di tanti altri collaboratori che si sono succeduti in quegli anni: Stellina Mureddu, Francesca Guarnerio, Regina Mariani, Marco Vanoni, Giuliana Oggioni, Elena Parlavecchia, Giovanni Consigli, Paolo Casiraghi, Mario Chiarlo, Maria Grazia Minzon, Celestina Spada, Salvatore Cutrale, Caterina Vassalli, Marianna di Bella, Leonilda Agnese Arioli, Antonio Zuliani. Riportiamo un contributo di Giovanni Consigli che ricorda con grande sensibilità il clima di quegli anni con particolare riferimento al lavoro di due collaboratori: “Nella storia della biblioteca dell’Antonianum spiccano due personalità che hanno dedicato a essa una parte grandissima del proprio tempo, contribuendo alla sua crescita, sviluppo e pubblicizzazione presso i lettori. Sono Elena Parlavecchia e Stellina Mureddu, oggi non più con noi, ma che per un ventennio hanno lavorato in Biblioteca con cadenza quasi giornaliera, collaborando alla redazione dello schedario analitico, riordinando le varie sezioni e facendo un grosso lavoro di “manutenzione” e di protezione dei libri, inserendo un grandissimo numero di nuovi volumi provenienti da acquisti e donazioni, insomma, offrendo una costante presenza e anche supporto ai visitatori e aiutando spesso studenti per le loro ricerche scolastiche. Un lavoro umile e silenzioso, ma fatto con grande amore e passione, un lavoro portato avanti con costanza e professionalità anche quando, a causa dei dissidi tra la comunità dei frati di viale Corsica e il CCA, si trovarono costrette a lavorare senza riscaldamento in inverno, ma non per questo interrompendo la loro presenza nei locali di via Kolbe. Elena e Stellina hanno portato in Biblioteca la loro grande passione per i libri, in particolare per la narrativa, instaurando un costante monitoraggio delle novità editoriali e suggerendo acquisti e recensioni grazie anche alla costante lettura non solo degli inserti letterari dei principali giornali quotidiani, ma abbonandosi a specifiche riviste del settore per mantenere il proprio aggiornamento sugli eventi letterari, sui nuovi autori, ecc.a un sempre più alto livello qualitativo che orientasse anche le scelte per arricchire di nuovi volumi la biblioteca. All’inizio degli anni ’90 Stellina lasciò Milano per rientrare in Brasile, sua patria di origine ed Elena pure fu costretta a interrompere la collaborazione con la biblioteca che tanto la appassionava perché affetta dai primi sintomi della malattia della quale poi soffrì per lunghi anni fino alla sua scomparsa nel 2008. Rimane a tutti noi l’esempio di dedizione dato per così tanto tempo e il ricordo che soprattutto i collaboratori dell’Antonianum di quei tempi ancora oggi portano con sé e che è parte sostanziale della biblioteca di oggi”.
Prosegue il racconto Giorgio Castellari, oggi vice presidente del CCA: “Ad Alfredo sono succeduto io che, purtroppo, ho dovuto gestire, come già accennato, gli anni del dissidio fra il Centro e i proprietari dei locali.Sono stati anni di grande disagio morale e materiale e il freddo non era solo morale e simbolico ma reale, e pesante da sopportare nei gelidi mesi invernali. Tuttavia lo spirito di sacrificio ha permesso di continuare il discorso e l’impegno di tutti ha trovato un giusto riconoscimento nella concessione da parte delle autorità cittadine e di zona dei locali in corso XXII Marzo 59, dove l’attività prosegue tuttora con rinnovato vigore ed energia. Si rimane così fedele ai fini che i fondatori avevano indicato con grande chiarezza nello statuto: “La diffusione del pensiero cristiano attraverso la cultura e il confronto del pensiero cristiano stesso con le altre correnti ideologiche contemporane” (Capo uno dello Statuto). Ricordo, ancora oggi, con grande vivezza i giorni del trasloco, quando abbiamo dovuto in una fine settimana trasferire quell’enorme patrimonio dalla vecchia sede alla nuova. Sembrava un’impresa francamente impossibile, eppure grazie alle collaborazioni di tutti gliel’abbiamo fatta e dopo pochi giorni tutto è tornato alla normalità. Molte delle persone prima citate si sono rivelate preziose in quei giorni moralmente pesanti per dover lasciare la nostra sede storica, ma esaltanti per la coscienza di dover assicurare la continuità a una iniziativa meritevole sotto molti aspetti.Voglio citare la preziosa collaborazione in quei frangenti di Danilo Lumasini sempre presente e disponibile.
Tutto è continuato così nei migliori dei modi prima con la direzione di
Ferruccio Faglia, cui ho ceduto il testimone, e oggi con quella di Laura Tomasi.In questi ultimi anni la biblioteca, oltre che offrire il suo tradizionale servizio con la consultazione e il prestito di volumi, è diventata sede di importanti iniziative culturali:conferenze, presentazione di libri, sede della premiazione del Premio Letterario organizzato dal Centro. La dotazione libraria è ormai arrivata a più di 30.000 libri ed è stata, inoltre, arricchita da una nuova sezione di circa 1.300 volumi dedicata alla storia di Milano grazie alla donazione della signora Alzapiedi, che ha voluto affidare alla nostra biblioteca un patrimonio da lei accumulato con passione in tanti anni.Si à trattato, indubbiamente, di un riconoscimento alla serietà e alla competenza del lavoro svolto.Nuovi collaboratori hanno preso con lo stesso entusiasmo il testimone di quelli che hanno lasciato. Voglio citare, e mi scuso, se dimentico qualcuno: Angela Amoroso, Maria Bargelli, Luisa Brigada, Anna Corona, Elvira Gerosa, Emanuela Laurini Pignanelli, Patrizia Longo, Franca Cracco, Enrico Lotti, Maria Grazia Mambretti, Kate Palagano, Luisa Pinaschi, Laura Resmi,Antonio Zuliani”. L’attuale direttrice, Laura Tomasi, ha più volte espresso il proposito di ampliare il servizio, certamente non per sostituire quello tradizionale,ma per renderlo ancora più efficace e rispondente ai nuovi bisogni della collettività.Il progetto è rendere la biblioteca centro di aggregazione sociale attraverso iniziative mirate anche a piccoli gruppi come ad esempio quello organizzato tempo fa con la lettura di favole ai bambini dalla scuola materna al


Lo staff della biblioteca del CCA in una fotografia del 2007 e all’inizio degli anni 2000.
biennio elementare (“Ti leggo una fiaba”) e che ha riscontrato un buona risposta di pubblico.
“Le recenti restrizioni hanno certamente tarpato le ali a queste iniziative – conclude Laura Tomasi – ma tutti speriamo di poter riprendere con rinnovata energia nel solco dell’esperienza maturata in tanti anni di volontario servizio”. È giusto terminare queste poche note sottolineando come la storia della biblioteca sia anche storia di “ bibliotecari “,un gruppo di persone cambiato nel corso degli anni, e non poteva essere altrimenti, ma che ha
sempre mantenuto le caratteristiche di disponibilità e passione, senza le quali la storia di questa istituzione non sarebbe mai stata possibile.